Giaglione
San Vincenzo, Sèin Viseun

22 gennaio e ottava

Giaglione
San Vincenzo, Sèin Viseun

22 gennaio e ottava

Giaglione
San Vincenzo, Sèin Viseun

22 gennaio e ottava

Giaglione
San Vincenzo, Sèin Viseun

22 gennaio e ottava

Le priore, gli spadonari, il bran

 

San Vincenzo.  – Sèin Viseun –  La ricorrenza del Santo, protettore dei vignaioli, cade il 22 gennaio ed è poi reiterata la domenica successiva: un antico rito che riporta alla memoria cerimonie propiziatorie. Tutti gli attori della festa: Priore, la Portatrice del Bran, Spadonari, Confraternita, Banda Musicale e Consiglio comunale hanno un ruolo e una posizione ben definita all’interno del rito, a partire dai banchi in chiesa, per loro parati a festa. Le Priore  siedono nei primi due, dinnanzi all’altare, della navata destra: nel giorno di San Vincenzo la Priora omonima, la festeggiata, con la sua compagna si sistemano dinnanzi a tutte. All’Ottava sarà la coppia delle giovani a occupare il posto d’onore: alla più giovane delle due spetta solenizzare la giornata. Il Sindaco, in fascia tricolore, e il suo consiglio si accomodano in quelli analoghi della navata centrale, la Portatrice del Bran e i suoi due accompagnatori in quelli della navata sinistra, dinnanzi al coro impegnato nei virtuosismi della messa solenne che culminano nell’Inno al Santo. I gonfaloni di Banda e Comune sotto l’altare. Anche l’ordine di sfilata nei cortei e nella Processione è prestabiito. Quest’ultima il 22 si svolge prima della Messa, all’Ottava invece la segue, snodandosi in ambedue i giorni attorno alla chiesa. È incentrata attorno alla statua del Santo e alle sue Reliquie, ossia parte del cranio: un tempo erano i coscritti di 18 e 20 anni a farsi carico del loro trasporto, a spalle, oggi, data la forte denatalità sono gli ex alpini dell’ANA locale a sostituirli del tutto o in parte. Nel pomeriggio del 22 vengono anche recitati i Vespri. Al termine di ogni funzione religiosa gli Spadonari, sul sagrato, eseguono la Danza delle Spade al cospetto delle Priore, delle autorità religiose presenti e del Sindaco schierato accanto al gonfalone comunale. Il pomeriggio dell’Ottava è allietato dal concerto della Banda Musicale, preceduto dalla Danza degli Spadonari.

La festa:
San Vincenzo Martire
22 gennaio e ottava

Caratteristiche

  • Séin Viseun
    Nome in lingua francoprovenzale
  • La roba savouiarda
    Abito tradizionale
  • Le priore, il bran
    Ruoli e oggetti rituali
  • Danza delle spade
    Gli spadonari

PROGRAMMA 2024

  • SABATO 13 GENNAIO
    – ore 11,00 Santa Messa in Borgata Sant’Antonio Benedizione di trattori e animali Pranzo sociale dell’Associazione Agricola Prenotazioni – Tel. 377 2315989 (Marco)
  • VENERDI 19 GENNAIO
    – ore 18,00 Cesdomeo Presentazione del libro “RITI ALPINI” a cura di Pierangelo Chiolero
  • SABATO 20 GENNAIO ore 21,00 Salone polivalente Spettacolo teatrale “IL CORTILETTO” a cura di Teatro Insieme Susa
  • LUNEDI 22 GENNAIO
    – ore 10,30 Chiesa Parrocchiale
  • FESTA PATRONALE
    SS. Messa in onore del Santo Patrono, a seguire esibizione degli Spadonari e della banda musicale al cospetto delle Priore sul sagrato della chiesa
    – ore 15,00 Corteo della banda musicale per il paese con l’esibizione degli Spadonari che terminerà con le danze delle spade nel piazzale antistante il Salone delle feste
    -ore 18,00 Salone delle feste La merenda sinoira conclude la manifestazione
    Prenotazioni – Tel. 340 6620572 (Daniele)
  • VENERDI 26 GENNAIO
    -ore 18,00 Cesdomeo Presentazione del libro “COME ORO” a cura di Nella Scoppapietra
  • SABATO 27 GENNAIO
    – ore 17,00 Salone polivalente Stage di danza a cura dell’Associazione Balla con i lupi
    – ore 19,30 Salone delle feste Cena dei ballerini
    Prenotazioni entro il 24 gennaio 2024 Tel. 339 3054859 (Anna) – Costo della cena euro 15
    – ore 21,00 Salone polivalente Danze Occitane con il gruppo EQUIPE DU FOLK Ingresso euro 5
  • DOMENICA 28 GENNAIO
    – ore 10,30 Chiesa Parrocchiale
  • OTTAVA FESTA PATRONAALE
    SS. Messa in onore del Santo Patrono, a seguire esibizione degli Spadonari e della banda musicale al cospetto delle Priore sul sagrato della chiesa
    – ore 16.30 Salone polivalente Concerto della banda musicale di Giaglione diretto dalla maestra Paola Convertino
  • SABATO 3 FEBBRAIO
    – ore 21,00 Chiesa Parrocchiale CONCERTO CORO MAGNOUTOUN con canti di cultura alpina diretto dal maestro Gigi Ubaudi CORO POLICROMAE di Giaglione diretto dal maestro Giorgio Troisi
  • SABATO 17 FEBBRAIO
    – ore 21,00 Piazzale Forte Combe FANZELA (falò tradizionale) Sfi lata dei bimbi e intrattenimento a cura dell’orato
  • PER INFO Comune di Giaglione • Tel. 0122 622386 www.comune.giaglione.to.it www.valdisusaturismo.it/riti-alpini-valsusa/ giaglione-festa-di-san-vincenzo/

Gli spadonari: spade e fiori

La loro danza è caratterizzata dai lunghi spadoni (li sabro) diritti con l’impugnatura grossa di legno decorata con borchie in metallo che facilitano la presa.
Il costume e il sabro sono personali, il più delle volte tramandato da padre in figlio.

Gli elementi della festa

 
Le priore di Giaglione e la banda musicale
Le priore
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Gli Spadonari
Giaglione, Festa patronale di San Vincenzo (particolare di spadonaro e banda) - Riti Alpini Valsusa
La Portatrice del Bran
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La Confraternita
Giaglione, Festa patronale di San Vincenzo (particolare di spadonaro e banda) - Riti Alpini Valsusa
La Banda Musicale

Le Priore – Le Prioureus 

Non vi è modo di stabilire se ci sia un’origine, un’autorità o una particolare influenza delle donne giaglionesi nel determinare le loro funzioni “priorali”. Difficile: nella memoria storica comunitaria alla donna spettano le faccende domestiche, l’accudimento e la distribuzione del cibo all’interno della propria famiglia. Sicuro invece che l’origine di questa figura è da collegarsi alla nascita delle Confraternite.
Le Priore sono elette dal Parroco durante la Messa per la Madonna del Rosario, la prima domenica di ottobre, giorno in cui termina il servizio di quelle uscenti. La loro nomina avviene nell’ambito delle nove frazioni che compongono l’abitato e la rotazione non è casuale: si va dalla borgata più bassa, in termini di altitudine, alle più alte.

Le loro funzioni sono da sempre strettamente legate alla Chiesa: nei secoli passati dovevano essere donne di provata fede e moralità e, tranne le giovani, rigorosamente sposate, al massimo vedove. Il rifiuto non era contemplato: portava male. Ognuna poteva essere eletta al massimo tre volte nella propria vita: una in ogni coppia. Oggi le cose sono molto cambiate e si può anche ricoprire lo stesso ruolo più volte. Erano e sono tenute alla partecipazione a Vespri e Processioni, quelle del Sacro Cuore ai funerali delle donne, mentre la coppia di San Vincenzo a tutte le esequie del paese e a farsi carico di una colletta annua, nel periodo natalizio, casa per casa fra le altre donne.

Sono organizzate per coppie di età ed esaminando la composizione di queste non è del tutto improprio paragonare il loro ciclo a quello della natura e rivedervi residui di credenze precristiane. Le due giovani, di Santa Caterina o Caterinette, sono scelte fra le ragazze da marito: la primavera. Quelle del Sacro Cuore sono donne sposate, ormai madri e i figli sono i loro frutti: l’estate. La coppia di San Vincenzo e della Madonna del Rosario, la più importante, sono signore in piena maturità: nell’autunno della vita.

Ad ognuna delle sei Priore spetta l’organizzazione di una festa con l’offerta di un rinfresco presso la propria casa a parenti e amici, Banda Musicale, Spadonari, Priore della Confraterinta, cantori e autorità.
La donna più anziana della coppia di San Vincenzo e Madonna del Rosario si fa carico della festività patronale: rinfresco dopo Messa, prima e dopo i vespri pomeridiani. Solamente il ricevimento prima della celebrazione Eucaristica è offerto dalla sua compagna che poi solennizzerà i Vespri nel giorno della Madonna del Rosario.
Il Corpus Domini è festeggiato dalla donna più “grande” della coppia e l’ “Ottava”, la domenica successiva, dall’altra.
La ragazza più giovane della coppia di Santa Caterina festeggia l’Ottava di San Vincenzo. Santa Cecilia e Santa Caterina, il debutto annuale delle Priore, è la festa della più anziana, se così si può dire parlando delle Caterinette.
A tutte presiedono indossando l’abito tradizionale savoiardo.
Dagli archivi parrocchiali, in cui la prima scrittura a loro riferita è del 1892, si apprende che fino al 1932 erano solo quattro. Fino ai primi decenni del 1900 con esse veniva citato un Procuratore o Priore del Santissimo Rosario e un Procuratore di Santa Caterina.

Gli Spadonari – li Spadouneire

spadonari_giaglione_sanvincenzo_riti_alpini_valsusaL’origine della figura dello spadonaro e della sua danza non è nota e si presta a tante fantasie. Sicuramente ogni periodo storico attraversato ha lasciato evidenti tracce.  I riti di morte e rinascita, le propiziazioni dei raccolti ed in seguito la milizia armata. Lo storico francese Aubin Louis Millin li ricolloca con le sacre rappresentazioni che si svolgevano nei paesi alpini come, pure a Giaglione.
Gli spadonari li spadouneire sono formati da quattro uomini e danzano tre volte all’anno in occasione delle ricorrenze festive in paese: San Vincenzo (a Sein Viseun) il 22 gennaio, “l’ottava” cioè la domenica successiva e alla Madonna del Rosario (notra Dona dou Rousare) il 7 ottobre. Possono danzare in altre occasioni importanti ma sono rare.
L’abbigliamento si compone di un copricapo (lou tsapèl) ricoperto di fiori finti da cui partono lunghi nastri colorati (le livrèieus) che ricadono sulla schiena. Il cappello molto appariscente è annodato con un nastro sotto il mento.
Il corpetto senza maniche (Lou Courpeut) che indossano sulla camicia bianca è impreziosito con ricami, pizzi, lustrini, e chiuso con degli alamari, così pure il corto grembiule (lou foudaleut) di tessuto damascato, ornato con frange e perline che ogni spadonaro può ornare a proprio piacimento. Copletano la divisa, la cravatta rossa, i guanti bianchi, i pantaloni scuri con una banda verticale sul lato esterno (gialla nella versione invernale, rossa in quella estiva) le scarpe nere.
La loro danza è caratterizzata dai lunghi spadoni (li sabro) diritti con l’impugnatura grossa di legno decorata con borchie in metallo che facilitano la presa.
Il costume e il sabro sono personali, il più delle volte tramandato da padre in figlio. Non c’è limite di età e si resta in carica fino a quanto uno non decide di ritirarsi. Il responsabile degli spadonari è nominato seguendo un criterio di anzianità di servizio.
La danza presenta diverse coreografie eseguita sempre con la banda musicale di Giaglione; sono rarissime le volte con altre bande se non in casi di dimostrazioni. Molto è eseguito per le priore e si adottano usanze tradizionali sconosciute alla gente che viene da fuori del paese come Lou salut il saluto che è una sorta di preludio che si lega alle altre danze ed è eseguito in due occasioni, la prima volta che gli spadonari incontrano le nuove priore cioè a San Vincenzo e alla fine del loro mandato alla Madonna del Rosario.
Il primo movimento di danza sul sagrato della chiesa è sempre rivolto alle priore schierate.
Altre danze di accompagnamento sono:
La nourmal utilizzata per accompagnare le priore, i parenti e amici riuniti dalla casa della festeggiata alla chiesa, la basoulein, la Bussoleno, per accompagnare le autorità dal municipio verso la chiesa, la stoccata, la Stecâ che si alterna con le prime due, inoltre leivrî (aprire) al termine delle danze per farsi largo tra la folla e ricomporre il corteo che riaccompagna le priore, le autorità e i presenti alla casa della festeggiata. Durante le marce sono disposti in fila indiana e la spada è brandita con la mano destra. Le danze che sono eseguite sul sagrato della chiesa dopo la funzione della messa sono la Carâ una figura eseguita in quadrato, lou cor an din, lou cor an fora. Sono movimenti che precedono lo scambio delle spade fra di loro e il lancio delle spade in alto.

La Portatrice del Bran

Giaglione, Festa patronale di San Vincenzo (particolare di spadonaro e banda) - Riti Alpini ValsusaÈ una giovane donna: veste anch’essa l’abito tradizionale savoiardo, a cui aggiunge il palhaseut, una ciambella fatta di panno e tela, messa al disopra della cuffia nel momento in cui vi viene issato il Bran.
Il suo compito è proprio quello di portare quest’ultimo nel corteo che si snoda dalla casa della Priora festeggiata alla chiesa e viceversa, poi durante la Processione. È aiutata da due ragazzi che, al momento opportuno, quando la Banda Musicale inizia a suonare le issano il Bran in testa: lei incede al passo della musica sostendolo solo con la forza delle sue braccia e facendo affidamento sul suo forte senso di equilibrio. Appena gli strumenti si zittiscono glielo levano dal capo e lo trasportano a braccia.

È scelta dalle Priore, in teoria ogni anno: la difficoltà del ruolo, che richiede numerosi allenamenti, fa si che una stessa donna possa ricoprire la mansione per più anni consecutivi. Lo stesso vale per gli accompagnatori: la sintonia di movimenti fra loro e la portatrice è di assoluta importanza.
La tradizione vuole che tutti e tre siano giovani non sposati:  oggi la prima norma è rispettata senza alcun problema, sulla seconda si transige.

La Confraternita  del SS. Nome di Gesù – li Arvitù

giaglione_sanvincenzo2La prima Confraternita nasce a Giaglione probabilmente nel XIII secolo, forse con l’instaurarsi delle famiglie feudali. Ha scopi religiosi e pii: suffragi alla morte dei Confratelli, sepoltura nella parte del cimitero destinata al sodalizio, assistenza ai membri poveri e il banchetto sociale, con distribuzione di cibarie e vino agli indigenti, a Pentecoste. Ogni anno si riunisce per la nomina di due Priori o Procuratori.

Nel 1358 annovera fra le sue fila il Feudatario Micheletto de Jalliono.
Dopo il 1500 perde la sua autonomia e l’amministrazione è in mano ai Sindaci: l’11 aprile 1526 in un atto comunale è definita Confrarie Sancti Spiritus loci Jallioni  ed è solamente più associata alla Pentecoste.
Il Concilio di Trento segna la fine delle confraternite laiche: nel 1613 compare la Confraternita dei Disciplinati, a cui va il merito della costruzione dell’oratorio.

Nel 1781, l’allora parroco Bernardo Giraudengo cita due Confraternite o Compagnie: quella del Sacramento e quella, tutt’ora esistente, del SS. Nome di Gesù  con una sua cappella, un cappellano e accoglie i novizi al giovedì. I confratelli vestono un “sacco bianco” con cui assistono a tutte le Processioni della parrocchia e alle sepolture dei sodali: quest’ultima usanza rimane viva fin verso il 1970. Oggi partecipano, in abiti civili, con una piccola candela a tutte le esequie e il Priore con una torcia quando il defunto è un uomo. In passato erano anche tenuti a versare un soldo per ogni confratello morto nell’anno e a pagare lo stipendio al capellano.

Oggi prendono parte a tutte le Processioni della parrocchia: in quella della festa patronale e del Corpus Domini indossano ancora la tunica bianca, l’abe, stretto in vita da un cordone sempre bianco. Nella prima domenica di luglio di ogni anno viene nominato il Priore che, con quello dell’anno precedente, il Vice Priore, durante le festività natalizie, effettua una colletta presso tutte le case in cui risiedono uomini.
La festa della Confraternita è la terza domenica di gennaio: il Priore dopo le funzioni in Chiesa offre un rinfresco, ai Confratelli, alle Priore, ai cantori, sindaco, parroco, parenti e amici.

Giaglione, Festa patronale di San Vincenzo (particolare di spadonaro e banda) - Riti Alpini ValsusaBanda Musicale – la Muzica

Nel 1854 nasce la Società Filarmonica Giaglionese forse proprio per dare una base musicale stabile alla danza degli Spadonari che fino ad allora pare fosse assicurata solo da un flauto e un tamburo provenienti da Exilles.

Il primo documento ufficiale, una pergamena donata nel 1899 da un falegname, “Senor Giovanni Battista” uno dei soci fondatori elenca i 34 musicanti che dal 1854 al 1899 ne hanno fatto parte.
Fino al 1890, non si sa se a partire dal 1854 o dopo, è diretta da Campo Battista, anche suonatore di flicorno soprano, ancora custodito in sede: con lo strumento vince una medaglia d’oro, come solista, durante una manifestazione a Susa.
Dal 1890 al 1926 la direzione è in mano a Borello Battista, coadiuvato dopo la guerra del 1915-18 da Ponte Don Agostino che si occupa dell’insegnamento alle nuove leve e che tanta importanza avrà per la storia futura del gruppo musicale. Dopo di loro si susseguiranno numerosi maestri.

Il 20 giugno 1895 viene inaugurato il vessillo della Filarmonica, offerto dal Signor Giors Claudio.
Nel 1925 la prima “grande uscita”: partecipa a Torino alla  Festa  dell’uva unitamente a Spadonari e costume femminile. Nel 1927-28 la Società si scioglie per una lite al suo interno: alcuni musicanti organizzano un ballo pubblico i cui proventi dovrebbero andare a loro. Don Ponte si oppone fermamente e la rottura è inevitabile. Il sacerdote però esercita parecchia influenza sui musicanti che ha istruito, i quali si affiancano a lui e fuoriescono dalla società. I rimanenti, sostenuti dall’allora podestà Campo Francesco, fondano l’odierna Banda Musicale. La nuova associazione nasce così con un chiaro apporto politico: forse i motivi della lite andavano ben oltre il ballo pubblico. Da allora la Banda diventa la colonna sonora delle feste giaglionesi.
Durante la seconda guerra mondiale rimangono in paese ben pochi Musicanti, che però sono tenuti a presenziare a qualsiasi manifestazione il regime fascista li chiami.
Nel 1954 si dota di divisa sociale.
Il suo organico, attualmente è di circa una sessantina di elementi

Il Bran – lou Bran –

Il bran è un’intelaiatura di legno e fili rigidi di ferro, ha una forma conica con una base piatta di circa 90 cm. di diametro e un’altezza di circa due metri.
La struttura è ricoperta da lunghi nastri colorati, fiori, frutti, spighe di grano e non può mancare l’uva: simbolo importante dell’economia agricola giaglionese. Tutti questi elementi sono finti.
Alla base, alla radice di tutto, è posto un pane benedetto che simboleggia la ”tsarità”: la carità intesa come fratellanza. La tradizione lo vuole cambiato ogni anno dalle Priore che entrano in carica.

Dalle fotografie fine ottocento, inizi novecento i Bran sono due, probabilmente ancora più alti. L’attuale uso è stato ripristinato nel 1976: nel 1930 era andato distrutto in una manifestazione a Torino e non era più stato ripristinato.
Esce di norma sei volte l’anno: per ogni festa delle Priore. Durante le funzioni religiose ha una sua colllocazione ben precisa: nella cappellla laterale della navata destra. Si può scorgere un suo collegamento con l’Albero di Maggio, “li Maij” che i Celti erigevano in onore di Belenus o nelle offerte votive che appendevano ai rami degli alberi, nelle foreste: non avevano templi per i culti ma solo luoghi sacri all’aperto, in cui si riunivano periodicamente per i loro riti e le loro preghiere.

I Pani della Carità –  la Tsaritâ –

Sono uno o due pani grossi, rotondi e ben decorati, con al centro l’immagine del Gallo, emblema di Giaglione, la cui confezione è lasciata al fornaio locale.
Vengono posti sulla balaustra dell’altare, solo il 22 e non l’Ottava, per essere benedetti durante la funzione Eucaristica, quindi tagliati e distribuiti ai presenti dai padri, mariti o fidanzati delle Priore. I pezzi più gossi vengono porti alle Autorità, alle Priore e ai Sacerdoti celebranti. Le persone che lo ricevono si fanno il Segno della Croce. In passato veniva anche conservato per guarire possibili malanni o malattie di uomini e animali.
Il Pane Benedetto viene distribuito anche nella festa delle cappelle delle varie frazioni che costituiscono il paese: la modernità e la praticità qui ha sostituito i grossi pani con panini monoporzione.

La spada – lou Sabro –

E’ usata dagli Spadonari, una per ognuno, nelle loro danza e come il costume si tramanda quasi sempre all’interno della famiglia.
È un modello di spadone da torneo, simile a quelli del XIV e XV secolo, lungo circa 120 cm. da usarsi a due mani. L’impugnatura è molto alta con borchie in ottone, il traversino è semplice e lineare, la lama è dritta e a doppio taglio.

Si raggruppa un raduno informale presso l’abitazione della Priora festeggiata per consumare il rinfresco da lei offerto.
I rinfreschi sono l’unico momento privato dei festeggiamenti: a parte Musicanti, Spadonari, Portatrice del Bran e le altre Priore che vi prendono parte di diritto, gli altri presenti sono tutti invitati dalla festeggiata: generalmente, oltre a parenti e amici, vi partecipano le autorità civili e religiose, il Priore della Confraternita e i Cantori.
Terminato il quale in corteo ci si reca alla Chiesa: aprono gli Spadonari, in fila indiana, danzando, seguiti dal gonfalone della Banda Musicale e dagli altri musicanti. Dietro la portatrice del Bran e i suoi due accompagnatori: il Bran è sul capo quando la banda suona, portato a braccia dai ragazzi negli altri momenti.
Seguono le Priore: l’ordine dell’incedere segue una gerarchia sia fra le coppie che al loro interno. Apre la coppia della priora festeggiata: a San Vincenzo quella omonima, all’ Ottava le Caterinette, le altre due seguono in ordine di età. La più anziana di ogni coppia è sempre alla destra, tranne quando la festeggiata è la sua compagna, allora si invertono le posizioni. Lo stesso avviene nelle Processioni.
Quando le Priore appartengono alle borgate a valle del municipio al corteo si unisce, strada facendo, il Sindaco con il Consiglio comunale preceduti dal gonfalone. Qualora il corteo provenga dalle frazioni a monte, Banda e Spadonari, dopo aver scortato le Priore al sagrato della chiesa, si dirigono loro incontro per accompagnare anch’essi alle funzioni religiose.
Le priore sono accolte dai chirichetti che porgono loro candele ornate da un bouquet floreale, fatto confezionare dalle stesse all’inizio del servizio annuale per loro e per il Priore della Confraternita, e dal parroco. Fanno il loro ingresso in chiesa seguiti da Sindaco e Consiglio.
La Processione intorno al perimetro esterno della chiesa il 22 gennaio avviene prima della Messa, all’Ottava dopo di questa.
Escono dall’edificio religioso, in ordine: fedeli, Banda Musicale, Bran sul capo della portatrice affiancata dai due aiutanti, Priore con le candele accese, Confraternita nella tunica bianca: Confratello che reca l’insegna processionale, Priore e Vicepriore con le candele accese, quella del Priore adornata dai fiori, gli altri Confratelli con candele più piccole. Seguono la Cantoria, il Clero, l’urna di San Vincenzo scortata dagli Spadonari, la statua del Santo, il Consiglio Comunale con le eventuali autorità civili ospiti.
Durante la Messa attori e oggetti hanno tutti una collocazione ben definita e gli Spadonari montano una sorta di guardia d’onore all’alltare: all’Elevazione abbassano le spade in segno di devozione.
Al termine della celebrazione Priore, Portatrice del Bran con questo accanto, Sindaco con a fianco il gonfalone assistono sul sagrato alla Danza delle Spade accompagnata dalle note della Banda.
Riparte il corteo per la casa della Priora e un nuovo rinfresco.
Al pomeriggio del 22 tutte le sequenze sono ripetute, ma non si celebra la Messa bensì si cantano i Vespri.
All’Ottava rinfreschi e celebrazione religiosa si svolgono solo al mattino: al pomeriggio si tiene il concerto della Banda Musicale preceduto dalla Danza delle Spade.

Luoghi della festa:
Casa della Priora festeggiata per i rinfreschi, vie del paese interessate dal corteo di trasferimento alla chiesa e ritorno, interno chiesa, suo perimetro esterno e sagrato.

L’abito tradizionale femminile. –  la Savouiarda –

E’di foggia savoiarda, come tutti quelli dell’area francoprovenzale valsusina.
Il vestito lungo fino ai piedi, in lana, in seta, o lana seta, operato oppure liscio, prevalentemente nero, è composto da un corsetto cucito alla gonna. Le maniche sono di tipo gigot. Una ricca e bassa passamaneria di velluto o di pizzo, arricchita a volte di perline, che adorna i polsini e anche il petto, asieme al pizzo bianco, dentellato e in cotone, che fuoriesce dall’abbottanatura a ganci e dal collo del corsetto, lo abbellisce. La gonna è piatta sul davanti e un cuscinetto di forma allungata, cucito all’interno, all’altezza del girovita, le permette di svasarsi in mille pieghe.

Il grembiule, di pochi centimetri più corto dell’abito, anch’esso quasi sempre suro, copre quasi tutta la larghezza della gonna: da un fianco all’altro. È in seta liscia od operata: fiorita o marezzata ed è stretto in vita da un nastro in noirè di seta dello stesso colore, legato a fiocco con i lembi che ricadono all’altezza delle ginocchia.
La cuffia è un berretto di tela irrigidito con un trattamento in cera d’api, ricoperto di seta o di velluto, nero o marrone, unito od operato. Frequenti quelle colorate, un tempo, quando questo abito era il vestire della festa, usate dalle più giovani.

Sul davanti si cuce una raggiera in pizzo di cotone nero non festonato, pieghettato a cannoncini: “cannettato”.
La cuffia è abbellita da un fiocco semipiatto, fissato in basso sulla nuca e da due nastri identici a questo, cuciti all’altezza delle orecchie, che si legano, ai lati del mento, in un complesso fiocco i cui lembi scendono sul petto. Questo è sempre legato sul lato destro per le Priore “più anziane” di ogni coppia, tranne quando la festeggiata è la compagna, allora si inverte l’annodatura.

Fino alla fine del 1800, durante le funzioni religiose, la cuffia doveva essere coperta da un velo nero: in seguito alle reiterate richieste delle donne per abolirlo, a cui l’allora parroco si opponeva tenacemente, il Vescovo alla fine ne concesse l’abbandono.
Lo scialle è l’elemento principe dell’abito: la nota di colore su cui si armonizzano le varie tonalità dei nastri e fiocco della cuffia. È in seta o lana -seta, damascato o liscio con ricami che venivano eseguiti dalle donne nelle lunghe veglie invernali, le frange sono annodate a mano, il colore tende prevalentemente alle tonalità medio scure. A volte venivano comprati già finiti a Lione o nelle filande della Savoia da mariti, fratelli o fidanzati migranti stagionali.

È  un quadrato che misura di lato da 80 a 120 cm.: si indossa dopo essere stato piegato a triangolo. È posto sulle spalle con tre pieghe ben visibili sulla schiena e sul corsetto, appuntate con spilloni a testa bianca e le punte sono raccolte sul davanti, sotto la cintura del grembiule e rimboccate sullo stesso.
Un tempo ogni coppia indossava scialli, nastri e fiocco della cuffia identici: serviva a distinguersi dalle altre numerose donne che nelle Messe domenicali o solo nelle “grandi occasioni” indossavano anch’esse l’abito tradizionale.
L’intero insieme è impreziosito dalla Croce sospesa a un nastro di velluto nero, legato sul collo, alla base della nuca, con i due lembi che pendono sulla schiena.
La croce per lo più è in argento dorato, più raramente in oro puro, talvolta in rame fortemente dorato. I modelli più in uso sono la bugnata o croce a Pietra e la Jeanette la più antica e la più diffusa in tutte le vallate, anche Oltralpe.
Completano il tutto un paio di guanti neri, calze e scarpe nere.

 

Corpetto, grembiale e copricapo,  degli Spadonari.  – lou Courpeut, lou Foudaulet, lou Tsapèl –

Gli Spadonari indossano su una combinazione attuale: camicia e guanti bianchi, cravatta rossa, pantaloni uguali a quelli dei musicanti e scarpe nere, dei corpetti senza maniche di broccato, chiusi con alamari, dai colori diversi, ricchi di  bordure e ricami in oro e argento. Sotto, coperto in parte dal corpetto, un grembialetto di foggia massonica, anch’esso in tessuto damascato, ugualmente ricamato e impreziosito da perline e da una bordura di frange. Più di questi colpisce il copricapo di eleganza caravaggesca: un tripudio di fiori e frutta, legato, a nodo sotto il mento, da cui un vivace fascio di nastri di seta , li  bindèl, pende sul dorso fin oltre la vita: il 15 febbraio 1930, in occasione dei funerali dell’Avvocato Galassi di Giaglione, gli Spadonari, che accompagnavano il feretro, lo coprirono con un velo nero.

La Danza delle Spade

È eseguita dai quattro Spadonari. L’origine dela Danza non è chiara: qualcuno la riporta ai giochi dei gladiatori romani o alle giostre arabe dell’epoca feudale, altri la fanno risalire ad antichi maggi campestri. Una tradizione vuole rappresenti i martiri della Legione Tebea o più probabilmente sia nata per ricordare il martirio del patrono locale: a sua conferma si rifanno al grembiule, indossato con cui tergere le spade del sangue di San Vincenzo. Dubbia anche l’ipotesi che la lega alla crescita della natura, al favorire la fertilità della terra o a invocare l’abbondaza del raccolto e della caccia, in analogia alle feste di primavera che attingono a quella che, sbrigativamente, è definita una religiosità magica precristiana. Molto più probabilmente l’inizio deve perdersi nella tradizione bellica dei Celti. Secondo uno dei maggiori studiosi di Danze con le Spade, Konrad Meschke, le prime notizie di questi balli risalgono alla fine del 1300 e l’origine deve essere ricercata nel patrimonio culturale del popolo germanico, successivamente passato con le migrazioni e le conquiste agli altri popoli. Tito Livio nella III Deca delle Storie narra, a proposito della spedizione di Annibale in Italia, che il cartaginese fa combattere fra loro alcuni capi locali catturati, promettendo la libertà ai vincitori: questi Celto-Galli prima di affrontarsi compiono una cerimonia rituale ballando con le spade.L’usanza pare volesse ricordare Ercole, mitico padre di Celto, che la leggenda vuole fondatore del popolo e che, secondo Scipione, aveva attraversato per primo le Alpi dopo aver ucciso Gerione in Spagna.Gesti e abbigliamento sono del tutto avulsi dal tempo odierno, le movenze della Danza sono completamente slegate dal ritmo della musica esguita dalla Banda: sono pervase di teatralità e lentezza studiata, prove di sicura vetustà.La coreografia della danza si può dividere in due parti: la Marcia e la Danza propriamente detta. La prima avviene durante il corteo: gli Spadonari procedono in fila indiana, brandendo la spada con la mano destra,  innanzi alla Banda eseguendo, forse, le figurazioni più arcaiche. Hanno un capo che li precede, lo Spadonaro più anziano in carica, e il loro cammino si svolge a passi ritmati, accompagnati da una parziale torsione del busto all’indietro, alternativamente a destra e a sinistra, e le spade sono brandite più con grazia che con animosità. Le Marce sono quattro. La Nourmàl (Normale): utilizzata per accompagnare le Priore dalla casa della festeggiata alla chiesa. La Basouléin (Bussoleno): per scortare le autorità dal municipio verso la chiesa. La Stecà (Stoccata): che si alterna con le prime due e la Venouseitsa (di Venaus). Quest’ultima è anche detta Eivri perchè utilizzata per aprire un varco fra la folla e far partire il corteo. Le danze sono anch’esse quattro. Lou Saut,il Saluto, che dà inizio alle danze e viene eseguita la prima volta che gli spadonari compaiono innanzi alle nuove priore: a San Vincenzo, e alla fine del loro mandato, ossia alla Madonna del Rosario. la Karà (la Quadrata), Lou cor an din (il Cuore in dentro) e Lu cor en fora (il Cuore in fuori) . È nelle ultime due, dette anche la Crouèizà (Incrociata) e la Man (la Mano), che le spade vengono lanciate in aria e dall’uno all’altro, per essere abilmente riprese

Un tempo il paese era percorso dalla frenesia già nei giorni precedenti la festa patronale: le donne si affaccendavano intorno ai loro “poutadzie”, stufe, per i preparativi del pranzo della festa più importante dell’anno: la fantasia era la principale risorsa per chi non viveva nell’abbandonza. La massaia doveva utilizzare unicamente carni e verdure provenienti dai proprii orti, stalle e pollai: ecco che gli anolotti erano riempiti con arrosto, verza che abbandova fra la poca varietà delle coltivazioni invernali e salsiccia di casa, si era d’altra parte ucciso da poco il maiale. Si tagliavano con il bicchiere per risultare più grandi e la tavola più imbandita. La focaccia, la fouiàsa, dolce tipico di Giaglione, tramandato, fino ai giorni nostri, da una generazione all’altra nell’ambito famigliare, era impastata con latte e burro freschi, uova e farina, poi portata a cuocere nei forni del paese. Era servita con la panna ricavata dal latte munto al mattino e spesso montata con un bicchierino di acquavite, frequentemente distillata in casa.

Anche il meteo diventava un protagonista: se il 22 gennaio era umido o nevicava i raccolti sarebbero stati cospicui, scarsi se il freddo era secco, se poi una spada cadeva durante la danza l’annata era carente.
Il connubio festa-gastronomia era importante anche per le Priore: la Priora di San Vincenzo doveva farsi carico di un banchetto offerto, la sera del 22 gennaio, a Banda Musicale, Spadonari, parenti e amici: ciò voleva dire anche indebitarsi o vendere il migliore vitello della stalla.

La festa si è tenuta anche in momenti duri, come la prima e la seonda guerra mondiale, svolgendosi solo in tono minore e al massimo con l’assenza di alcuni protagonisti, mai le Priore: ad esempio nel 1936 non erano presenti Bran e Spadonari, quattro di essi combattevano in Africa orientale e durante il secondo conflitto furono ben pochi i musicanti rimasti in paese.
Il 19 gennaio 1902 fu inaugurata e benedetta la statua di San Vincenzo, tutt’ora in uso, opera di Giovanni Grossi.
Nel 1953 la festa fu filmata da parte di R.A.I.e INCOM: sarà la prima di una lunga serie di riprese televisive da parte di diverse emittenti nazionali e locali.

Situazione attuale

E’ periodicamente oggetto di studi universitari, servizi fotografici e giornalisti, servizi televisivi: le differenze con il passato sono solo di carattere pratico e per lo più riguardano gli oneri delle Priore. Il banchetto, offerto nei tempi passati,  ad esempio, dalla Priora di San Vincenzo, è stato sostituito da una cena a base di piatti tipici, preparata nei giorni successivi, sempre per Banda Musicale e Spadonari, a cui vengono invitati anche il Priore della Confraternita, il Sindaco e il Parroco, da tutte  e sei le Priore: la cena di Sèinta Viseunda.

Ambedue i giorni di festività, anche quando il 22 gennaio è un giorno lavorativo, vedono la partecipazione di molta gente: in particolare il 22 viene considerato, dai giaglionesi, il vero “giorno di festa” comunitaria: più intimo e raccolto. Neanche la pandemia del 2019-20 ha fermato del tutto le celebrazioni: Spadonari e Priore erano presenti, nei loro abiti tradizionali, con l’aggiunta di mascherina chirurgica, alla sola celebrazione Eucaristica. Gli Spadonari limitandosi a una guardia d’onore ai quattro lati dell’Altare. Questo a dimostrazione che la festività patronale, che agli occhi di molti può apparire un culto desueto, è in realtà così suggestivo da riuscire a rievocare nei giaglionesi e nei turisti  ancora forti emozioni: qui tutto è rito, nessun carattere carnevalesco o folcloristico vi fa la comparsa.

  • Giaglione si raggiunge con l’autostrada Torino-Bardonecchia (frejus) uscita a Susa. Strada statale 25 del Moncenisio
  • L'”ottava” cade la prima domenica successiva alla festa
  • I rinfreschi sono organizzati ed ospitati dalle famiglie delle priore e si partecipa su invito.
  • Bravo G.Luigi, Le feste tradizionali sono figlie della modernità?, in L’ Alpe, n°3, 1999
  • Cognasso Francesco, Società e costume, Torino, Rizzoli, 1972
  • Farinelli Clotilde, Vita e pensiero del Piemonte, Milano, Trevisini, 1926
  • Genin Giulio Avv., Susa e Moncenisio, guida illustrata, Torino, 1909.
  • Herm Gerihard, Il mistero dei Celti, Milano, Garzanti, 1981.
  • Millin Aubin Louis, (cavaliere della Legion D’Onore) Vojage en Savoie, en Piemont, a Nice et a Gènes, Paris, 1816.
  • Molino Baldassarre, Giaglione Storia di una comunità, Borgone di Susa, Tipolito Melli, 1975
  • Nemo Franca, Rey Marco, L a Roba Savouiarda, Manta, Graph Art, 2017.
  • Nemo Franca, Lu cor en din, lu cor en fora, in la Valsusa, 3 febbraio, 1994
  • Piccablotto Carlo Alberto,  Gli Spadonari di Giaglione, lou permìe scartare de Dzalhoùn d’in  col è d’aro, Giaglione, ottobre 1984, supplemento n. 4 luglio–agosto 1984, il Belvedere della Valle.   
  • Sachs Carl, Storia della danza, Milano 1956.
  • Toschi Paolo, Le origini del testro italiano, Torino, Boringhieri, 1976

 

Per la redazione dei contenuti di queste pagine si ringraziano Franca Nemo, Marco Rey

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