Cosa sapere e vedere visitando Moncenisio e dintorni

Borgo di Ferrera Cenisio - Moncenisio Foto di Paolo Borea
Borgo di Ferrera Cenisio – Moncenisio – Foto di Paolo Borea

Andiamo a scoprire il comune più piccolo del Piemonte al confine della Francia, sul percorso dell’antica strada da Novalesa per il Colle del Moncenisio e del suo incantevole lago.

Incastonato tra le Alpi con poco più di 30 abitanti a 1460 slm, Moncenisio è tra i luoghi incantati della Valle di Susa.

Dove rilassarsi sulle sponde del Lago Grande, raggiungere le cime di Bard o i laghi dell’Arpone e Roterel.

Attraversare la Via Francigena per raggiungere il colle del Moncenisio come i viandanti di un tempo o  passeggiare tra i vicoli e le abitazioni tradizionali del borgo, fermandosi a degustare un tagliere di toma d’alpeggio, polenta e le prelibate trote del lago.

Tranquillità e natura autentica per un turismo lento.

La storia del colle del Moncenisio, la vita della comunità montane al servizio dei viandanti che per secoli hanno attraversato il borgo, la flora e la fauna, la religiosità sacra e profana sono da scoprire con le passeggiate organizzate o in autonomia.

Lago di Ferrera Cenisio - Moncenisio Foto di Paolo Borea
Lago di Ferrera Cenisio – Moncenisio Foto di Paolo Borea

Siete pronti a conoscere Moncenisio e scoprire cosa fare e vedere?

Un po’ di storia…

Denominato sino al 1947 Ferrera Cenisio,
Moncenisio si è sviluppato a servizio del Colle
dal medioevo sino all’epoca napoleonica.



Prima tappa nella discesa verso la Valle di Susa, le famiglie vivevano del trasporto delle persone da e verso il valico, e dell’accoglienza, tanto che si contavano numerosi alberghi.

Da Ferrera per raggiungere Novalesa si percorreva la Strada Reale, ripido e tortuoso percorso ancora oggi in uso nel periodo di bella stagione.

Attraversato dal torrente Cenischia che dà il nome alla valle omonima che si snoda sino a Susa, Moncenisio ha saputo mantenere inalterata nel tempo la caratteristica architettura alpina delle proprie abitazioni in pietra e legno.

Alcuni siti caratteristici e rimasti inalterati, testimoniano la vita e le consuetudini che un tempo accomunavano le famiglie: il mulino, il lavatoio e il forno, e quest’ultimo, ancora utilizzato in occasioni speciali, sforna caldi e fragranti pani per tutta la comunità.

A seguito del trattato di Parigi del 1947 in cui furono imposte all’Italia limitazioni territoriali ai confini, il comune vide il proprio territorio ridotto di 1/19 con la conseguenze di perdita di gran parte delle attività economiche: pascoli, alberghi e bacini idroelettrici.

La passione per il proprio territorio e la tenacia degli abitanti rimasti hanno consentito l’esistenza del comune e non il completo abbandono del territorio.


Visitare l’Ecomuseo Le terre al Confine per cogliere la vera anima del territorio

L’antica casa comune è l’edificio che ospita l’Ecomuseo Le Terre al Confine. R estaurato nel 2004 ripristinando la sua passata vocazione di luogo di ritrovo per la comunità.

Tanti i documenti d’archivio e planimetrie del borgo dove si evince che l’edificio veniva chiamata casa comune ad indicare il valore comunitario, qui si trovava in passato il municipio.

Ancora oggi si possono trovare nelle sue vicinanze, il forno e il lavatoio, valorizzati e utilizzati dalla comunità.

Oggi grazie all’istituzione dell’Ecomuseo, nella Rete Ecomusei Piemonte, l’edificio accoglie una sala polivalente attrezzata per mostre e conferenze, la biblioteca civica e il Centro di documentazione e un servizio di caffetteria.

Nel piano soppalcato sono ospitati gli oggetti donati dalle famiglie della comunità e oggi preziose testimonianze della cultura popolare del passato, una sezione riguarda le varietà di fauna presenti sul territorio.

Ecomuseo Terre di confine Ferrera Cenisio - Foto di Paolo Borea
Ecomuseo Terre di confine Ferrera Cenisio – Foto di Paolo Borea

L’allestimento è inoltre arricchito di pannelli che illustrano la storia del valico del Moncenisio, le memorie e i diari di viaggio dei personaggi che lo attraversarono e un prezioso ricordo… la tazza di Napoleone!

La curiosa storia della tazza di Napoleone, ripescata nella memoria di un diario di viaggio che raccolse i ricordi un anziano.

L’habitat locale: flora e fauna Nella sede ecomuseale potete trovare un interessante diorama mostra le peculiarità faunistiche presenti a Moncenisio, tra questi un lupo, l’airone cinerino e uno stambecco alcuni volatili e tassi, marmotte.
Negli ultimi anni nei boschi e sulle montagne circostanti è stato avvistato il lupo, ulteriore testimonianza el ritorno in Valle di Susa e della sua diffusione sul territorio.

I due laghetti dalle acque limpide che accolgono i visitatori all’ingresso del paese, sono di origine glaciale e sono oggi riserve di pesca delle celebre e prelibata trota del Moncenisio decantata dai tanti viaggiatori nei secoli.

Interessante ricordare inoltre che proprio a Moncenisio sul colle e lungo la strada vennero individuate numerose specie di fiori e arbusti che classificati dai botanici per la prima volta tra il Seicento e il Settecento, venne loro associato il nome Cenisio: per esempio la Viola Cenisia che ha la peculiarità di crescere e spuntare tra le rocce alpine tra i 1700 e i 2700 metri.


Conoscere l’importanza storica del passaggio attraverso il valico del Moncenisio

Colle del Moncenisio  - Foto di Marco Cicchelli
Colle del Moncenisio – Foto di Marco Cicchelli

Nel 1739, durante il loro il Gran Tour, i poeti Horace Walpol e Thomas Gray ricordano ingresso in Italia e l’attraversamento del Moncenisio a piedi con ironia per sdrammatizzare la paura di un’avventura non priva di pericoli.

Molti i personaggi illustri del passato che attraversarono il valico e giunsero a Ferrera tra questi anche l’imperatore di Francia Enrico IV nel suo viaggio verso Canossa: attraversò il valico con la moglie Berta, figlia di Adelaide di Susa, nel gennaio del 1077 trascinati su pelli d’animale.

Dalle cronache del passato veniamo a conoscenza anche della vita del borgo di Ferrera dove risultano ben quattro alberghi (Croce Bianca, Del Montone, Dell’Angelo…) e la presenza di un ospedale per pellegrini.

Dall’alto medioevo sino alla costruzione della Strada Napoleonica il tracciato della strada verso il valico attraverso l’abitato di Ferrera rimase invariato per i tanti viaggiatori che provenivano da Torino dopo la sosta a Susa o a Novalesa. La durata del viaggio di attraversamento era di 5 o 6 ore e si poteva viaggiare in autonomia, ma coloro che avevano bagagli e merci, e possibilità economiche preferivano affidarsi al servizio dei marrons.

Ancora oggi è possibile solcare a piedi l’antico percorso da Ferrera sino al Colle del Moncenisio percorrendo la Via Francigena che in questo tratto è anche denominata Strada reale.



Antichi mestieri e attrezzi per agevolare in viandanti: Marrons e ramasses

I marrons offrivano il servizio di trasporto e accompagnamento agli stranieri che attraversavano il valico. La loro attività era garantito anche in inverno, tanto che la dinastia sabauda fu molto attenta a rendere il percorso i più sicuro possibile e concedere privilegi alle comunità di valico per l’assistenza ai viandanti, per questo motivo l’itinerario attraverso il Moncenisio era privilegiato dai viaggiato rispetto ai tanti colli alpini occidentali.

Il Un estiere durissimo, sopportando freddo e disagi. Caricavano i bagagli dei viaggiatori sui muli, sui cavalli da tiro e trasportavano i clienti facoltosi sulle cadrighe, sedie di legno imbottite che venivano sorrette da due lunghe sbarre passanti con cinghie di cuoio alla vita dei marrons, il cui numero variava a due a a quattro a seconda del peso del viaggiatore.

Trasporto organizzato apprezzato e ricordato dai racconti di molti scrittori che valicarono il passo.

Solo gli uomini fra i diciotto e i sessant’anni potevano esercitare il mestiere di marrons e severissime pene erano previste per chi veniva colto in stato di ubriachezza, danneggiava i bagagli, o era scorretto verso i viaggiatori.

La discesa dal colle, nei tratti possibili, avveniva su slitte particolari dette ramasses, rustiche slitte di legno che in origine erano assicurate da fascine di ramaglia. In pratica, era nato lo slittino a due!

Fonte: Le strade dei Valdesi

Grazie a queste attività di servizio il reddito familiare era di gran lunga superiore a molte cittadine valsusine come Susa e Avigliana.


La vita e la comunità di Ferrera Cenisio

Capitava che il passaggio fosse sospeso durante gli inverni più rigidi da Ferrera risultava impossibile proseguire causa la troppa neve.

Sembra che nelle metà del ‘700, questa attività di trasporto venisse valutata ben redditizia per i montanari di Ferrera i quali dovevano però, acquistare gran parte dei prodotti alimentari da altri paesi della Valle, che per evidenti motivi di altitudine e clima la produzione agricola era limitata.

I dati statistici del 1851 fotografano una uno spaccato di vita dell’epoca: contavano 35 fuochi (case abitate) e 218 persone dove si coltiva segale, patate, si vive di pastura e poco altro.

Molti erano costretti nel periodo invernale a trasferirsi altrove in particolar modo a lavorare nei setifici o nelle miniere in Francia. La costruzione della strada napoleonica nel 1812 condusse molte famiglie a stabilirsi nei ricoveri per la manutenzione della strada e assistenza ai trasporti di persone e merci.

Il mulino del borgo nel 2014 è stato i restaurato e allestito lo spazio del vecchio mulino di Moncenisio: immagini di inizio Novecento e il progetto di canalizzazione del Cenischia e di elettrificazione di Ferrera mostrano la presenza del mulino al di sotto dell’attuale Municipio.


Chiese e cappelle di Moncenisio

  • La chiesa S.Giorgio Martire

La parrocchia di Ferrera Cenisio nacque il 17 febbraio del 1464, quando l’amministratore perpetuo dell’abbazia di Novalesa, Eusebio Margario, decretò il distacco della nuova parrocchia da quella di Novalesa. Ne segui la costruzione della prima parrocchiale di San Giorgio martire, sostituita dall’attuale edificio nel 1659. Il fronte principale della chiesa è caratterizzata da una struttura a capanna sulla quale si addossa un nartece decorato da un portale ligneo scolpito recante la raffigurazione di San Giorgio che uccide il drago.L’interno ad unica navata scandita da lesene presenta due altari laterali sono dedicati alla Madonna del Rosario e S.Antonio abate, quest’ultimo raffigurato in quadro della pittrice contemporanea Lia Laterza originaria di Ferrera.

  • La cappella di San Giuseppe

Il piccolo edificio sorge poco distante dall’ecomuseo e conserva all’interno un ciclo di tavole dipinte ispirati alla passione di Cristo e realizzati di più importanti maestri piemontesi di arte contemporanea tra i quali Vinicpio Perugia, Tino Aime, Eandi e Lia Laterza. All’interno sono conservati i resti un retable e alcuni reliquiari tra i quali san Mansueto cui un tempo era legata una forte devozione per la fertilità dei campi.

Le cappelle rurali e i riti di devozione. Le cappelle campestri di Ferrera sono dislocate in luoghi funzionali in passato alle attività della comunità.

  • La cappella di Sant’ Antonio da Padova è situata nei pressi della Strada reale proveniente da Novalesa.
  • La cappella di S.Barbara è situata all’imbocco della Strada reale per il colle del Moncenisio.
  • La cappella di San Pancrazio è un piccola cappella campestre situata a valle dell’abitato verso i confini di Novalesa.
  • Altre due piccole cappelle votive erano posizionate lungo la Strada Reale e al stra dei campi l’una dedicata a San Lorenzo e l’altra a S.Anna delle quali resta solo una parziale ricostruzione a memoria del passato.

Una curiosità tra sacro e profano…

Nella piazzetta di fronte alla chiesa parrocchiale si affaccia dominata da un frassino secolare tra i più antichi alberi monumentali del Piemonte, a cui è legata la tradizione orale di una curiosa usanza.

Al termine del Battesimo, i familiari appendevano il bambino ad un ramo del frassino leggermente sporgente sul torrente Cenischia: se il bambino resisteva era un considerato un degno feroulhen, ovvero abitante di Ferrera, se invece cadeva nel Cenischia era destinato a scendere a valle trasportato dalle acque e diventare abitante di Novalesa!

Il frassino per lungo tempo si è ritenuto che fosse stato piantato nel corso della Rivoluzione francese, un usanza abbastanza diffusa anche in Italia dove l’albero della libertà è stato il simbolo e la manifestazione dell’esultanza popolare per la caduta dei regimi assolutistici negli ultimi anni del Settecento.


La Ferrovia Fell di Moncenisio

La Ferrovia di Moncenisio fu realizzata nel 1868, da J.B.Fell, per fa fronte all’aumento di traffico merci e passeggeri tra l’italia e la Francia tramite il valico del Moncenisio.

Un’opera infrastrutturale di grande impegno finanziario e di notevole valore tecnologico ma di breve durata: venne chiusa nel 1871 a soli tre anni di esercizio e il flusso delle merci dirottato sul neonato traforo del Frejus, appena completato.

Il tracciato della ferrovia seguiva in gran parte quello della strada carrozzabile napoleonica (l’attuale strada SS25 del Moncenisio) con brevi gallerie che dovevano funzionare anche come paravalanghe per i tratti più esposti.

Altra curiosità: Alcuni anni più tardi il sistema Fell fu esportato in Nuova Zelanda e la prima locomotiva che percorse i binari a tre rotaie oggi conservata in un museo fu denominata Mont Cenis.


Un nostro consiglio? Segui il percorso ecomuseale “Le terre al confine” per conoscere Moncenisio!

Parti dalla sede dell’Ecomuseo Le Terre al Confine e segui le seguenti tappe:

  • Ecomuseo Le Terre al Confine sede
  • Lavatoio e forno
  • Il mulino
  • La storia della Ferrovia Fell verso il Moncenisio
  • La cappella di San Giuseppe e l’arte contemporanea
  • La parrocchiale San Giorgio Martire
  • Il frassino secolare e leggende
  • La cappella di Santa Barbara e Sant’Antonio
  • L’alpeggio di San Nicola

Durata della visita in autonomia 1 ora circa,
con accompagnamento guidato 2 ore.




Attività outdoor – Escursioni e passeggiate

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L’incantevole borgo montano di Moncenisio è incastonato tra spettacolari vette: dalla Cima di Bard, al Giusalet, alla Punta Lamet che che come in un fondale scenografico, si aprono verso il millenario valico alpino: il Colle del Moncenisio.

Dal borgo di Moncenisio è possibile raggiungere con facili passeggiate o escursioni più impegnative luoghi dalla natura incontaminata dai colori vividi e dalla storia lontana.
Alcuni itinerari sono adatti a mtb ed e-bike:

  • Strada reale e La Via Francigena
  • Sentiero dei Monaci
  • Lago Arpone e Roterel
  • Tracciato della Ferrovia Fell
  • Strade militari


Fonte foto: fornite dal nostro ambassador Fulvio e la banda dei Falabrak


Cosa mangiare a Moncenisio?

La cucina tradizionale di Moncenisio sfrutta i sapori della montagna comuni in tutta la Valle di Susa: ricette a base di patate, zuppe, polente, piatti a base di castagne, oltre ai numerosi formaggi prodotti negli alpeggi.




Vi lasciamo con il video racconto di TreccaniChannel